Libia: ieri, oggi, domani.

Libia. Un toponimo di origine antica, in vigore all’epoca dell’Impero romano e rimesso in pristino, in quella chiave drammatico-macchiettistica tipica del periodo e del regime, dal fascismo. Tre territori ben distinti, in realtà: Tripolitania, Cirenaica e Fezzan. Ieri, e da prima del fascismo, colonia di un’Italia odiosa e criminale le cui efferatezze sono ben descritte in una mostra che ho personalmente visitato a Mantova, sta per chiudersi a Milano e riprenderà a Modena (i dettagli di questa prossima tappa si trovano nella locandina qui di seguito).

colonialismo italiano in Libia

La mostra, la cui edizione milanese in corso fino al prossimo 24 novembre è promossa da Casa della Memoria del Comune di Milano, è forte della collaborazione di Aned, Anpi, Istituto Nazionale Ferruccio Parri e la partecipazione dell’associazione MedA (Mediterraneo Antico) e del Centro per l’Archivio Nazionale di Tripoli, si avvale di un eccezionale repertorio fotografico illustrato da oltre settanta pannelli con testo bilingue italiano/arabo. La ricerca è stata effettuata nell’archivio di Tripoli e negli archivi italiani dello Stato Maggiore dell’Esercito, del Ministero degli Esteri e presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma, con la consulenza scientifica di studiosi italiani e libici.

Di questa bella mostra, curata da Costantino Di Sante e Salaheddin Sury, ho parlato sul settimanale Left in uscita domani nelle edicole.

quando i nazisti

Sullo stesso numero troverete anche un’interessante intervista di Dmitriy Palagi allo storico Francesco Filippi, autore, oltre che di altri eccellenti saggi sul fascismo, del recentissimo Noi però gli abbiamo fatto le strade (Bollati Boringhieri) che affronta esattamente il tema del colonialismo italiano e i suoi falsi miti, purtroppo così diffusi. Francesco Filippi, per inciso, ha firmato su Micromega una bellissima recensione (per la quale gli rinnovo la mia gratitudine) del mio romanzo Mare in fiamme.

noi però

Oggi la Libia fa notizia (solo debolmente e non sempre) per due ragioni fra loro collegate: la lotta intestina e l’auspicata nascita del nuovo governo unitario, da una parte, e le stragi del mediterraneo ignorate da tutti (tranne le Ong) dall’altra. L’ultima, almeno mentre scrivo, è questa.

La Libia di oggi, con le stragi, i traffici di schiavi, i centri di detenzione così simili ai lager italiani del gerarca fascista Graziani, è la diretta conseguenza di quella di ieri. Fin quando noi italiani saremo disposti a fare finta che non sia così?